Tempo fa Andy Warhol pronunciò una delle affermazioni più usate ed abusate della storia: "...nel futuro tutti avranno 15 minuti di celebrità". Forse Warhol aveva ragione. In realtà credo sia oggi più corretto parlare di 15 minuti di visibilità. La celebrità, la fama sono un'altra cosa. Già un'altra cosa. Ma cosa esattamente?
Oggi esiste un metodo empirico molto semplice e pratico per definire chi è celebre. Si dice che chi sia apparso almeno una volta come guest star in un episodio dei Simpson sia una vera celebrità. E' capitato agli U2, agli Aerosmith, a Bill Clinton e a tantissimi altri. Uno dei primi ad apparire in tale veste (o meglio con il nomne di Lance Murdock) è stato Evel Knievel una vera leggenda del mondo delle due ruote.
Evel purtroppo ci ha lasciato per sempre verso la fine del 2007. Ma la sua leggenda durerà in eterno. Non ero ancora al mondo quando lui ha iniziato a compiere le sue gesta folli e meravigliose. Sono nato quando la sua carriera era ormai verso il termine, eppure mi sembra di aver sempre respirato l'aria leggendaria delle sue imprese. E' stato citato anche in un episodio di Happy Days con Fonzie intento ad emulare le sue gesta saltando una interminable fila di barili.
Le sue imprese hanno colpito l'immaginario collettivo. Come il salto a Las Vegas nel '68 in cui ha tentato di saltare le fontane del Caesar's Palace (che ha ispirati la performance di Lance Murdock in Viva Ned Flanders) rovinando a terra e causandosi fratture multiple. O il tentativo di attraversare il canyon su una moto-razzo. Insieme al numero delle sue fratture, Evel a fatto crescere in modo esponenziale la sua fama e la sua ricchezza.
Evel in vita è stato esagerato in tutto. Ha iniziato la sua carriera da scavezzacollo con rapine e altri atti criminali. Ma poco alla volta si è trasformato nella figura leggendaria che ha incantato il mondo. E' diventato una celebrità planetaria grazie alle sue imprese impossbili. Tanti hanno provato ad imitarlo ma nessuno lo ha mai eguagliato. Essere celebri, essere una leggenda significa anche questo. Essere unici ed inimitabili, essere i primi. Per sempre. Non solo per 15 minuti.
domenica 16 marzo 2008
Evel Knivel il mito
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giovedì 6 marzo 2008
Bonneville, il lago salato
Gli Americani, si sa, sono un po' particolari. Si vantano del fatto che edifici con più di trent'anni vengono normalmente abbattuti per far posto a costruzioni più moderne. Poi però se vengono in Italia sono capaci di scoppiare a piangere commossi dopo aver ammirato imbambolati per più di mezz'ora "L'ultima cena di Leonardo". Sono fatti così.
Gli Americani, si sa, sono spesso esagerati. In tutto. Nel cibo ad esempio. Una sola bistecca servita in una qualsiasi Steak House può saziare fino a quattro persone "normali". E lo sport? Il calcio è giocato ovunque. Dalle ragazze in particolare. Ma a livello professionistico non ha una gran seguito. Il motivo è semplice. Non è uno sport esagerato! Nel calcio si vince uno a zero. Due a uno. Raramente quattro a zero!!! Ma a volte si pareggia. Orrore! Si può pareggiare e soprattutto i punteggi non sono esagerati??? Già, niente a che fare con basket e football. E gli sport a motore? Ci provano a portare la Moto GP negli USA ma l'interesse non è proprio enorme. Loro amano i Big-Foot, i crash rodeos e altre amenità simili.
Ma gli americani spesso sanno sorprenderci. La loro passione per la velocità trova una delle sue espressioni più romantiche nella corsa sul lago salato di Bonneville. L'idea è semplice. Sulla superficie piatta del lago folli motociclisti (ed automobilisti) devono lanciarsi al massimo della velocità per qualche chilometro. Tutto qui. Vince chi, nella rispettiva categoria, raggiunge la massima velocità. Sembra banale. Ma anche i 100m piani lo sembrano. Eppure sono l'evento più atteso di Olimpiadi e mondiali di atletica.
A Bonneville si corre contro se stessi. Lo scopo è solo uno: spaccare il record precedente. Il lavoro di anni si gioca in pochi istanti. Tutto lo sforzo invisibile si concentra in una manciata di secondi. E cosa si vince? Nulla. O meglio tutto. Si vince la sfida di Bonneville, quella del record di velocità.
Folli questi americani. Sono riusciti a concepire la sfida più pazza, affascinante e romantica. A questo punto dobbiamo solo sperare che anche qualche folle italiano studi come conquistare un record a Bonneville. Le potenzialità e l'inventiva ci sono. Vedremo.
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giovedì 14 febbraio 2008
Don - Bollywood
India e straordinarietà sono un binomio indissolubile. Il governo indiano ha riassunto questo concetto in una frase semplice ed efficace. Incredible !ndia. Si. L'India è davvero qualcosa di incredibile. Di unico.
Recentemente ho avuto un'esperienza di questo tipo. Straordinaria. Poco importante forse. Certo. Ma significativa. Un piccolo esempio di magia durante Un breve viaggio a Hyderabad. Nel sud del paese. Durante il volo di ritorno mi sono trovato a scegliere quale film guardare tra gli oltre 350 a mia disposizione. Da sempre affascinato dalle produzioni di Bollywood ho cercato in questa sezione. Purtroppo la mia ricerca non ha dato risultati interessanti.
Il mio vicino però è stato più fortunato. Forse perché per 4/5 del viaggio ha tenuto le mani congiunte pregando ininterrottamente. Forse perché indiano. Chi sa. In ogni caso più volte mi sono trovato a sbirciare il suo monitor abbandonando la visione del mio film. Sono rimasto folgorato. Mai visto nulla di più folle e funky. Immagini di indiani in abiti anni '70, impegnati in balli coreografici ed in epiche battaglia degne dei migliori karate movies di Hong Kong!
Dovevo sapere assolutamente che film era. Dovevo vederlo anche io. Come fare a trovarlo tra oltre 300 titoli? Incredible !ndia! Non appena il vicino di posto si è alzato ho "accidentalmente" urtato il suo monitor attivandone il menù. Ho memorizzato il numero relativo al film. Immediatamente sul mio dispositivo ho cercato quel titolo: Don. Un film del 1978. Lo sapevo, anni '70. Stile inconfondibile. Lo volevo. Come fare a trovarlo? Semplice. Ho atteso con pazienza e ho lasciato che lui trovasse me.
Più tardi, a terra, vagando nel Duty Free di Dubai ho cercato il negozio di CD e DVD. Volevo quel film. Don! Mi oriento verso la sezione Bollywood: solo roba recente. Ma ad un certo punto l'incredibile (India) accade. Vedo il film. Un DVD di un film indiano del 1978?! Per di più visibile in tutte le regioni del mondo. Senza alcuna limitazione! Quanti segni avevo ancora bisogno di ricevere? Preso. senza alcun indugio!
Incredible !ndia. Un episodio banale questo. Certo. Ma che dimostra come l'India sia totalmente un altro pianeta. Come dice un mio amico l'India è un pezzo di Marte caduto sulla terra. E li tutto può accadere. Anche che un oggetto desiderato venga trovato grazie all'intervento del caso.
martedì 22 gennaio 2008
Hotel Reservations

E' incredibile. Internet ormai è parte della nostra vita. Tramite la rete ormai si può fare di tutto. Non sempre però si capisce la portata di questo strumento. Davvero rivoluzionario. Molti sono gli usi utili di internet. Studio. Lavoro a distanza. Gioco. Intrattenimento. Ma anche servizi.
I viaggi ad esempio. Solo pochi anni fa organizzare un viaggio voleva dire obbligatoriamente appoggiarsi ad un qualche tipo di agenzia. Era praticamente impossibile prenotare un volo od un albergo in modo alternativo. Oggi grazie alla potenza della rete nulla sembra più facile. E scontato. Si scontato. Nel senso di ovvio. Ma anche di risparmio. Grazie ad internet sono nate e si sono evolute le compagnie aeree low cost. E se questo a messo in crisi alcune importanti compagnie poco importa. Ciò che davvero interessa è che indipendentemente da quale sia la mia destinazione posso trovare aerei ed alberghi comodamente seduto sul divano di casa.
La prova della grande efficienza di questo strumento l'ho avuta di recente. Per motivi di lavoro devo recarmi a Dubai ed in seguito in India. Ma non a Delhi o a Bombay. No. In un posto molto meno noto. A Hyderabad. Sud dell'India. Dopo aver sistemato la pratica voli mi sono concentrato, con poca fiducia, sulla ricerca dell'albergo. Surfando la rete ho trovato un sito parecchio interessante per chiunque debba prenotare un Hotel.
Mi è bastato inserire la keyword Hyderabad nel motore di ricerca ed in pochi secondi ho avuto una panoramica completa di tutti gli Hotel della città! Ho potuto vedere in anteprima prezzi, disponibilità e soprattutto informazioni dettagliate degli alberghi. Stupendo. In pochi minuti ho risolto il mio problema. E ad un prezzo davvero conveniente.
Incuriosito ho provato a fare nuove ricerche. Ho cercato le migliori offerte per un resort alle Bahamas. Ho trovato offerte fantastiche. Ho cercato un hotel per un week end a Londra. Anche in questo caso sono rimasto colpito dalla vasta scelta a disposizione.
Ok. Se cercavo una prova che internet non è solo sesso e musica l'ho trovata. Organizzare viaggi non è mai stato più semplice. Viva la rivoluzione. Almeno quella digitale!
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giovedì 17 gennaio 2008
Padova Bike Expo 2008
Una volta il Motor Show di Bologna era considerato l'evento più importante dagli amanti dei motori. Anche la Fiera di Milano, dal quasi impronunziabile acronimo EICMA, ha da anni conquistato lo status di meta obbligatoria. Recentemente però una piccola manifestazione locale ha saputo imporsi all'attenzione del grande pubblico. Anno dopo anno il Bike Expo di Padova è cresciuto. Diventando uno dei più importanti appuntamenti per gli amanti di Specials.
In effetti ciò che differenzia il Bike Expo da tutti gli altri appuntamenti istituzionali è la quasi esclusiva presenza di esemplari unici. Andare a Padova richiede un certo grado di preparazione. Bisogna scordarsi le moto giapponesi, iperperformanti, plasticose e prodotte in serie con lo stampino. No. A Padova si va per vedere delle opere d'arte. Custom estreme. Bobber ignoranti. Elaborazioni impossibili pronte a sfidare le leggi della fisica. Al Bike Expo vale tutto. Purché sia rigorosamente fuori serie. E fuori di testa.
Padova a gennaio si trasforma nella capitale europea delle moto radicali. Commissionate da moderni mecenati amanti della meccanica. Oppure costruite in garage durante lunghe e gelide notti invernali da appassionati artigiani. Il risultato è comunque sempre lo stesso. Moto che trasudano personalità. Amore per la meccanica e l'estetica. Pezzi unici che gridano la loro rabbia contro le convenzioni e contro la normalizzazione. Moto quasi sempre fuori legge. Praticamente impossibili da immatricolare. Ma che solcano comunque le nostre strade. Moto da ribelli, da pazzi, da malati di mente. In una parola moto vere.
Girare tra gli stand del Bike Expo vuol dire sognare. Sognare ad occhi aperti. I migliori customizer europei si sfidano senza esclusione di colpi nei vari contest. Quest'anno il mitico Roberto Totti ha già fatto parziale disclosure su alcuni modelli che presenterà. Tanto per far capire che a Padova non esistono regole, e non esistono limiti alla fantasia, il buon Roberto porterà una Lambretta in stile Hawaiiano, un inedito motard supermaneggevole su base Honda ed un Bobber pazzesco su base Ducati. Narra la leggenda che durante le prove post assemblaggio Totti sia passato facendo rombare il Bobber estremo davanti ad una pattuglia della Polizia. Pare che gli agenti esterrefatti non abbiano nemmeno tentato di fermare il Maestro, convinti di aver solo sognato. Certe moto in effetti possono esistere solo nei sogni. Ma a Padova, almeno una volta all'anno, i sogni diventano realtà.
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lunedì 31 dicembre 2007
Pino Scotto

La prima volta che ho sentito parlare Pino Scotto è stato come ricevere un pugno in faccia. Ero alla festa di Rock Tv, per sentire Giuliano Palma e i Blue Beaters. Di Pino conoscevo solo il nome. Prima del suo live hanno proiettato un'assurda intervista in cui ha sintetizzato il suo pensiero. Ai più è parso ridicolo e paradossale. Ignorante e volgare. In seguito con la sua musica ha confermato la sensazione. Poi, per fortuna, sono arrivati i Blue Beaters. E Pino Scotto è sparito dalla mia mente e dai miei ricordi.
Da pochi mesi però Gianculino mi ha portato sulla cattiva strada. Ogni venerdì sera su Rock Tv Pino Scotto conduce un programma. Per un'ora vomita sul pubblico la sua volgare filosofia. Rispondendo alle domande o agli insulti (dipende) ricevuti via sms. Il tutto è intervallato da video (rock) più o meno storici. La trasmissione conferma ulteriormente l'impressione originaria.
Con il tempo però ho capito una cosa. Pino Scotto è vero. E non è poco. Cento volte l'ho sentito dire che ha lavorato per 34 anni in fabbrica facendo rock di notte. E' la verità e nessuno lo può contraddire. Ed ha ragione quando attacca il sistema dicendo che siamo un paese di rincoglioniti che sbavano per gli idioti dei reality. Non si può controbattere. Ed ha ragione anche quando attacca chi si conforma alla massa. No doubt.
Pino Scotto resta comunque volgare e a tratti ridicolo. La sua musica continua a non piacermi. Ma alla fine ho capito. Dice sempre le stesse tre o quattro cose. E' vero. Ma ho capito che ci crede. Sul serio. E lo ha dimostrato durante tutta la sua vita. E continua a farlo. Con i fatti. A quasi 60 anni. Per questo, per questa sua incredibile coerenza, merita comunque grande rispetto. Grande Pino Scotto.
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lunedì 17 dicembre 2007
Il nuovo album del Cifa
Gli artisti sono un po' particolari. Si sa. Raramente sono visti come persone "normali". Anche se a dire il vero io non ho ancora capito cosa voglia dire "normale". Comunque una cosa è certa, avere a che fare con artisti spesso vuol dire avere a che fare con persone un po' bizzarre. Credo sia in qualche modo legato alla loro sensibilità. Alla loro capacità di filtrare e riversare emozioni.
Questa sensibilità superiore però è quasi sempre legata a qualche mancanza. O meglio a qualche stranezza. Un chiarissimo esempio di questo concetto è rappresentato in carne ed ossa dal mio grande amico Gigi Cifarelli. Il Cifa è una persona incredibile. Un musicista straordinario. Un chitarrista che nulla ha da invidiare ai più grandi maestri americani. Anzi...Il Cifa ha sempre il sorriso sulle labbra. E anche quando non ha una chitarra in mano strappa sorrisi a tutti con la sua incontenibile gioia.
Ma essendo artista anche lui ha il suo, punto debole. La sua anomalia. Il suo problema è la gestione del tempo. Piuttosto critico per un chitarrista! No, in realtà il tempo Gigi lo tiene come pochi altri. Il problema è la gestione del suo tempo. Al di fuori della musica. Lui ci prova. In tutti i modi. Ma non riesce ad organizzarsi. Si maledice per questo. Ma proprio non ci riesce. Vorrebbe fare in due ore cose che ne richiederebbero almeno quattro. Alla fine è sempre di corsa (non solo in bici!). In ritardo. Alla perenne rincorsa degli eventi.
Questa cosa non è necessariamente negativa. Come quando suona per il suo pubblico. E continua a farlo per due ore oltre l'orario di chiusura. E' felice e rende felici i suoi ammiratori. Altre volte però la cosa è meno positiva. Ad esempio quando deve registrare un disco. E non si decide. Certo, perché sa che quando inizia non può più smettere. Ore infinite in studio a riversare su nastro la sua arte. E allora rimanda. Ma questo non piace ai suoi amici!
Gigi, siamo a fine anno. E' tempo di buoni propositi. Fanne uno per tutti noi. Prometti di metterti al lavoro. Il nuovo disco è pronto nella tua testa. Hai le idee molto chiare. Non farci aspettare ancora. Chiuditi in studio e registra. Spero che chiunque legga questo post ti mandi una mail per chiederti di non indugiare oltre! Forza Cif, il tempo passa e noi siamo sempre più impazienti!
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venerdì 14 dicembre 2007
Springsteen e la E-Street Band - Milano
Benché all’epoca fossi piuttosto giovane ricordo che il primo concerto di Springsteen a S.Siro è stato un evento storico. Ancora oggi chi ha partecipato allo show lo ricorda come eccezionale. Forse irripetibile. Già irripetibile. Ho visto dal vivo Sprigsteen in più occasioni. Dal 1999 ad oggi ho assistito alla sua evoluzione artistica. Ho avuto la fortuna di assistere ai suoi show in modo privilegiato. Dal backstage. Lato palco, a pochi metri da lui e dalla band.
L'idea di rivedere il Boss live a Milano mi ha stuzzicato. Ormai è sempre più vicino ai 60. E' ricco. Forse imborghesito. Probabilmente appagato. Oppure no? Forse è sempre il rockettaro di un tempo, capace di emanare ancora quella prorompente energia che ha reso mitici i suoi concerti? Non lo so. Il concerto è stato bello. Impeccabile. Forse troppo. Credo che l'atmosfera dei palazzetti non giovi del tutto alla carica di Springsteen. Per questo voglio rivederlo a Giugno, a S.Siro. Sicuramente sarà tutta un'altra storia.
Al di la dei momenti più commoventi, come il solo di Clarence su Born to run, ciò che mi ha maggiormente colpito sono alcune immagini del concerto. Questi flash probabilmente riescono a restituire molto meglio di tante parole ciò che il concerto è stato.
Ho visto ragazzi, e adulti, che pur di essere i primi ad entrare sono arrivati ai cancelli 3 giorni prima del concerto. Hanno risposto ad appelli ogni 2 ore (giorno e notte) pur di conquistare un braccialetto per il pit e la garanzia di assistere allo spettacolo dalla prima fila. Ho visto 10.000 persone esplodere all'unisono appena il Boss ha messo piede sul palco. Ho visto 20.000 braccia agitarsi al ritmo della musica. Ho sentito il canto del pubblico coprire la voce di Bruce sui pezzi storici. Ho visto un mito del giornalismo musicale, Paolo Zaccagnini. L'ho visto con la sua barba lunga, alla ZZ-Top. L'ho visto ballare per due ore. Agitando il suo bastone in aria. Con l'energia di un ragazzino. Ho visto Bruce lasciare l'arena. Sorridente. Felice. Ha salutato come fossimo tutti suoi amici da una vita. L'ho visto salire in macchina. L'ho sentito dire ci vediamo a giugno!
Già. Ci rivediamo a giugno Bruce. Finalmente a S.Siro. Potrai così assorbire l'energia di 80.000 persone. E riversarla decuplicata su tutti i tuoi fans.
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sabato 8 dicembre 2007
John Lennon & Dimebag Darrel
Ci sono coincidenze strane. Eventi legati ai numeri. Come ad esempio la maledizione dei 27 anni e della J. Quasi una leggenda. Girava alla fine degli anni '60. In realtà più che una leggenda una strana coincidenza. Si diceva che a causa della maledizione artisti famosi con la J nel proprio nome (o cognome) sarebbero morti a 27 anni. E' successo a Brian Jones. A Janis Joplin. A Jimi Hendrix. A Jim. Morrison ovviamente. A causa di questa leggenda Mick Jagger ha passato un periodo piuttosto teso. Ma alla fine ha compiuto i 28 anni.
Ma il caso ed i numeri si intrecciano spesso in modo bizzarro. 8 dicembre. Un giorno di festa. Legato anche ad una tragedia. Anzi due. Due atti di follia con impressionanti tratti in comune. Due omicidi, causati dalla schizofrenia di due persone.
Il primo è scritto nella storia. Non solo della musica. L'assassinio di John Lennon a New York. Sotto casa sua. Per mano di un folle. Un gesto che ha inesorabilmente privato il mondo di uno dei maggiori talenti artistici. John Lennon, il ribelle pacifista che ha rivoluzionato la musica ed il mondo.
Il secondo evento è forse meno clamoroso. Ma solo per la minore fama del protagonista. 8 dicembre. Ancora. Sempre negli USA. Ma non a NY. A Columbus. Ohio. Uno dei più indiavolati e dotati chitarristi della scena heavy metal, Dimebag Darrel, ha trovato la morte per mano di un folle fan (?) che non ha saputo darsi pace dopo lo scioglimento dei Pantera.
Due eventi così simili, nella tragedia, nelle modalità e nei numeri. Due eventi casualmente avvenuti nello stesso giorno che hanno privato la scena musicale di due grandi talenti. L’unica speranza è che non nasca la maledizione dell’8 dicembre.
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martedì 27 novembre 2007
Banksy - Arte o banalità?
E' divertente. In un mondo in cui tutti venderebbero il culo pur di apparire, qualcuno si cela dietro lo schermo dell'anonimato. Il tutto è reso ancora più divertente dal fatto che è ormai un personaggio pubblico. Più vorrebbe nascondersi e più diventa famoso!
Banksy. Questo è il nome. O meglio è il nome con cui è conosciuto. E' un artista. Se così si può definire chi dipinge (anche) sui muri delle città. Si sa poco di lui. Ciò che è certo è che le sue opere iniziano ad essere battute da Sotheby's. A cifre sempre più alte. Forse questo non basta per fare di lui un artista. Però la sua opera fa discutere. Non solo per la qualità del risultato. Che può essere apprezzata o meno. No. Ciò che davvero genera dibattito è il fatto che ancora non si capisce se Banksy sia un banale imbrattamuri o qualcosa di più.
In qualche modo mi ricorda Keith Haring. Haring ha iniziato a sfogare il suo bisogno di pittura nella metropolitana di NYC. Sui fogli neri che coprivano pubblicità "scadute" il pupillo di Warhol disegnava i suoi graffiti con spessi gessi bianchi. Chi attratto, da quegli schizzi, ha deciso di portarseli a casa oggi si ritrova con tesori di enorme valore.
Anche Banksy opera nell'habitat urbano. La sua tela è il muro. La sua arte è il graffito. Evoluto. Tramite lo stencil ha decorato i muri dei sobborghi di alcune squallide città inglesi. Ha lasciato poi il suo segno nelle città di mezzo mondo. Ciò che differenzia Banksy da un qualsiasi graffittaro è il messaggio dei suoi lavori. Mai banale. Sempre (molto) provocatorio. La provocazione è parte del suo stile. E' un ribelle. Un ribelle molto abile nel marketing di se stesso. Oltre a "donare" le sue opere alle città e alla popolazione ha creato una rete di "spaccio" per la sua arte. Uno spaccio molto redditizio. Ma questa non è una colpa.
Ancora una volta non so se Banksy possa essere definito artista. Credo di si. Si rivolge alla gente. Provoca e fa discutere. Ma fa anche sorridere, con le sue opere e le sue incursioni. Di sicuro stimola delle reazioni. E stimolare le persone (in qualunque modo e con qualsiasi mezzo) è uno dei principali compiti dell'arte e dell'artista.
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mercoledì 7 novembre 2007
Scoop al Salone della moto di Milano
E' solo una voce. Non ci sono ancora le prove. Non vorrei si trattasse di una leggenda urbana. Pare che Tottimotori abbia preparato una special da esporre al Salone della moto di Milano su meccanica Triumph Bonneville 2007. Già questa sarebbe una grande notizia. E' facile, sfogliando riviste di specializzate, trovare qualche elaborazione di Totti. Non è facile invece riuscire a vedere dal vivo (e magari appoggiare le proprie chiappe) su una delle sculture dell'artista bolognese.
Una voce circola con una certa insistenza: pare che questa volta Roberto Totti non abbia fatto tutto da solo. Come sua abitudine. Ha collaborato con qualcuno. Un altro pezzo da 90 nel mondo delle custom. Un guru specializzato nella trasformazione delle moderne inglesine marchiate Triumph. Si proprio lui. Colui che ha fatto colpo sul boss dell'Ace Cafè di Londra con una delle sue special. Mr Martini. Deus ex machina di Numero Tre Verona.
Una collaborazione tra Totti e Martini. Un po' incredibile. Ma forse vero. Chi sa. In ogni leggenda esiste un fondo di verità. E in questo caso si parla di ben due leggende. Del vero ci deve essere per forza ma non so cosa!
Tornando alla moto misteriosa ho sentito dire che si tratta di un'interpretazione molto British della moderna Bonnie. La missione mi pare molto complicata. Cosa si può fare di nuovo che non sia stato già visto su altre interpretazioni. La mia mente va alle special di Carlo. Alle belle idee di Mecatwin o di VD Classic. Ai lavori del mitico Pettinari! Eppure pare che anche questa volta l'originalità non manchi.
Si parla di un serbatoio reinventato. Di un colore British Green. Di dettagli in tela Burberry. Più British di così! Chissà se è vero. Ci credo poco. Ma ci spero moltissimo. Sembra che la special sarà esposta allo stand di Racer / Freeway. Chissà che la leggenda celi davvero una verità. Io, nel dubbio, mi fionderò allo stand di Racer per fare il San Tommaso. Voglio, anzi devo, toccare con mano. Potrebbe essere solo un sogno.
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venerdì 2 novembre 2007
Elvis Costello - My aim is true
A volte è singolare come decido l'acquisto di un disco! In genere mi baso sulle recensioni lette in giornali di fiducia. Ma non basta. E' importante anche l'impressione dell'ascolto di un brano alla radio. O la visione di un video in Tv. Altre volte cerco conferme in internet. Ma in certi casi il processo decisionale è piuttosto bizzarro. Decido grazie ad elementi che non possono fornire garanzia sulla bontà del prodotto.
E' il caso del mio ultimo acquisto. Un CD di Elvis Costello. My aim is true. E' un album del 1977. Il suo debutto. Meglio andare con ordine. Conosco poco la musica di Costello. Però conosco il suo nome. So che ha sposato Diana Krall. So che è piuttosto noto per la qualità dei suoi album. Stop. Il primo approccio con la sua musica l'ho avuto grazie ad un film. Già un film. Mi riferisco ad un capitolo della serie Austin Powers. In un breve cameo appaiono Burt Bacharach ed Elvis Costello che suonano un brano molto carino in una Swinging London popolata da improbabili fricchettoni. Tutto qui. Ciò che musicalmente conosco di Costello si limita a quei pochi secondi di film.
Indubbiamente la mia curiosità è stata solleticata. Nulla di più. Per anni non ho approfondito. Recentemente però mi sono innamorato di una chitarra. Una Fender Jazzmaster. Un modello studiato per il Jazz. E' rara. Ed incompresa. Ma cosa c'entra con Elvis Costello e la mia scelta? C'entra. Molto. Costello è infatti uno di quei pochi artisti d'elite (o forse snob) che suonano Jazzmaster.
Ho visto la foto di copertina: un dinoccolato Costello imbraccia una splendida Jazzmaster. Non ho potuto resistere. Ho immediatamente comprato la De Luxe Edition dell'album. Tralasciando ciò che è legato all'operazione commerciale della De Luxe Edition (Live + demo aggiuntivi) sorprende la versione originale. Ogni singolo brano è caratterizzato da notevole energia. Una certa ruvidezza nei suoni conferisce un sapore lo-fi da demo tape. In realtà tutto il disco gronda talento e voglia di emergere. Brani struggenti come Alison si affiancano ad altri decisamente più scatenati come Welcome to the Working Week, Miracle Man o la bellissima Waiting for the End of the World.
My aim is true è un ottimo debutto. E' rock'n'roll con venature e sapori punk, jazz e blues. E' il prodotto di un talento fresco, ancora incontaminato, forse poco raffinato, ma tanto tanto divertente. Suona nuovo. Ancora oggi. La cosa che mi meraviglia è che tutto sommato Elvis Costello sia rimasto un personaggio piuttosto di nicchia. Forse è una sua scelta. La cosa che mi fa sorridere è che (anche?) questa volta il mio folle metodo di selezione mi ha permesso di scoprire una perla rara.
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giovedì 25 ottobre 2007
Shantaram - Una storia indiana
Ricordo con piacere le vacanze estive e la lontananza dall'aula. Una costante erano i compiti da svolgere. Rigorosamente nei 10 giorni precedenti la ripresa delle lezioni. Ricordo ancora l'obbligo della lettura. Due, tre o quattro libri a scelta da un elenco di classici. Normalmente il metro per selezionare cosa leggere era il numero di pagine componenti un libro. Allora affrontare un libro di 200 pagine pareva un'impresa ai limiti del possibile.
Con il passare degli anni per fortuna ho sviluppato un autentico interesse per la lettura. Ora la scelta dei libri è, ovviamente, dettata dall'argomento trattato dall'autore. Però, per una sorta di anomalo residuo ancestrale, sono ancora piuttosto timoroso nell'affrontare i testi più voluminosi. Per iniziare la lettura di un libro di oltre 300 pagine, ancora oggi, devo trovare importanti stimoli leggendo la quarta di copertina. In assenza preferisco rimandare l'impegno optando per qualcosa di più "leggero". Quanto meno in senso fisico.
Nonostante la mia bizzarra attitudine alla lettura e la naturale avversione per i tomi ipertrofici sono riuscito ad avventurarmi nella lettura di Shantaram, romanzo autobiografico di circa 1.200 pagine! L'aspetto e la mole del libro sono decisamente inquietanti. Ma basta leggere le poche righe di presentazione per capire che si tratta di qualcosa di prezioso. E' un romanzo. Ma è anche la storia (vera) dell'autore: Gregory David Roberts. E' ambientato prevalentemente in India. E questo probabilmente gli dona quel tocco di magia che pervade il racconto dalla prima all'ultima pagina.
Il libro narra una parte della vita di Greg ed inizia in India, a Bombay dove il protagonista giunge nell'estremo tentativo di ricostruirsi una vita. Attraverso una serie di esperienze, anche molto dure, Greg impara a riamare se stesso. E soprattutto gli altri. Trascinato dal susseguirsi degli eventi passa dall'essere turista/fuggiasco a medico di uno slum, attore in film di Bollywood, mafioso, falsario, criminale e difensore dei deboli. In questo straordinario processo evolutivo Gregory impara ad essere indiano. Impara a vivere e ad amare profondamente l'India e la sua gente. Ma forse più di tutto insegna al lettore ad apprezzare questo meraviglioso e contrastato paese.
Shantaram. La dimensione del libro può incutere timore. Ma la lettura è estremamente piacevole. E' sorprendente come si faccia fatica a staccarsi dal libro. Roberts è riuscito a trasmettere tramite la scrittura delle forti emozioni, che toccano in profondità. La passione è presente in ogni singola pagina. Non a caso Johnny Depp, uno dei più intelligenti attori di Hollywood, ha acquistato i diritti per produrne un film. Non a caso la regia è stata affidata ad un'indiana, Mira Nair. Nessun altro potrebbe raccontare la passione e la magia dell'India, della sua gente e l’avvincente storia di G.D. Roberts chiamato Shantaram dai suoi amici, uomo di pace.
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macrohard
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mercoledì 24 ottobre 2007
Nedo Root
Potrebbero essere passati solo pochi mesi dalla prima volta che ho incontrato Sir Joe. In realtà sono passati 30 anni! Una vita intera. O quasi. Di casini insieme ne abbiamo combinati parecchi. E di avventure ne abbiamo vissute tante. Insieme. O da soli. Ritrovandoci sempre però. A cazzeggiare. Con una birra in mano. Una sigaretta tra le dita. E i pensieri a fluire liberamente fino a mattina rincorsi dalle parole e dalle discussioni.
L'ultima avventura l'abbiamo iniziata quasi contemporaneamente. Da soli però. Ognuno per la sua strada. Questa volta doveva necessariamente essere così. Ma ancora ci siamo ritrovati. Per raccontarcela. Per scambiarci le esperienze. Che sensazione e che sorpresa quando ho scoperto che camminavamo sullo stesso sentiero. Che gioia sapere di poter provare la stessa emozione quasi in contemporanea.
Nedo è arrivato. Maggie lo ha preceduto di poco. Una distanza tra loro che oggi sembra enorme tenderà a zero giorno dopo giorno. Eh si. La nostra avventura più importante ed impegnativa è iniziata. Nello stesso istante. E' un segno. In ogni caso un oceano di magnifiche emozioni ci aspetta. Godiamocelo. Ciao Nedo, benarrivato tra noi.
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mercoledì 17 ottobre 2007
Genova: il salone nautico
Mi piace il mare. Parecchio. Mi piace la vita rilassata che si vive al mare. Adoro stare in spiaggia. Per poltrire. Per camminare. Per stare sdraiato in riva. Mi piacciono gli sport acquatici. Dallo snorkeling al surf. Fino alla navigazione in barca. A vela. O a motore. Per scoprire calette isolate, meravigliose opere naturali.
Nonostante questo amore non posso dire di avere una forte passione per le barche. Non ne capisco molto. Certo, subisco il fascino che emana un Riva Aquarama anni '60. Sono attratto dalla bellezza e dalla semplice eleganza delle sue forme scolpite nel legno. Non dall'idea di possederlo. E' inutile, a differenze delle moto, le barche non accendono in me nessuna fiamma. E' una questione di passione. Nient'altro. O c'è o non c'è.
Forse è questo il motivo per cui non sono mai andato a Genova per vedere il salone nautico. Nonostante le numerose occasioni che nel tempo mi si sono presentate. Quest'anno però, contrariamente alle abitudini, ho accettato l'invito di un amico. E devo ammettere che l'esperienza si è rivelata positiva. Forse parte del merito si deve alla splendida giornata di sole. Pur essendo metà ottobre si è dimostrata calda e piacevole come fosse primavera inoltrata. Sarà stata anche l'aria di mare. Il fascino di una Genova che pare risorta. Ringiovanita. Sarà per la vista del mare. Sarà tutto l'insieme ma la giornata, da subito, è iniziata in modo perfetto.
Il salone nautico altro non è che un'incredibile concentrazione di barche all'interno del porto cittadino. Ma che barche! Certo, si parte con piccoli gommoni e canoe gonfiabili da pochi EUR. Ma sono pochi i visitatori che si fermano negli stand minori. La parte divertente consiste nell'ammirare enormi yacht, difficili da avvistare persino nei porti più esclusivi. Barche da 20 piedi fino a oltre 160. Con prezzi folli. Almeno in parecchi casi. Anche le finiture più pregiate e gli arredi più lussuosi ed opulenti sembrano non sufficienti per giustificare prezzi che arrivano fino a 40 milioni di EUR. Partendo dai 100.000 EUR necessari per acquistare "piccoli" scafi da pesca. La nautica è un mondo a se stante. Con le sue regole. Ed i suoi prezzi.
Esiste anche la possibilità di visitare questi gioielli galleggianti. Almeno in teoria. Previo appuntamento è possibile salire a bordo di meravigliosi yacht da milioni di EUR. Forse. In realtà credo che un comune mortale incontri qualche difficoltà nel tentativo di ottenere un appuntamento. Ma io e i miei amici siamo stati fortunati. Abbiamo sapientemente sfruttato il naturale atteggiamento aristocratico e la boriosa postura snob dell'amico architetto. Noto anche come "Il Conte". Simulando genuino interesse e millantando false disponibilità finanziarie e fantomatiche conoscenze altolocate siamo riusciti a farci accompagnare a bordo di uno splendido yacht dei cantieri Giorgi. La barca esteriormente si rivela molto bella. Ma ancor più strepitosa risulta la disponibilità di spazio all'interno. Soprattutto se comparata ai volumi che si percepiscono dall'esterno. E' come se all'interno di una Fiat 500 trovassero comodamente posto 6 persone!
La gentile ed affascinante interior designer che ci ha illustrato i pregi del natante ha ricevuto i nostri sinceri complimenti per l'impeccabile lavoro svolto. Alla fine del tour è stato necessario dissimulare indifferenza quando ci è stato comunicato il prezzo della barca. Solo 600.000 EUR! Molto competitivo! Ci hanno detto. Probabilmente è vero. Certamente conferma il fatto che la nautica, almeno a certi livelli, non è proprio per tutti.
Nonostante l'esperienza divertente non credo tornerò al salone il prossimo anno. Forse fra tre o quattro anni. In me latita la vera passione. E la curiosità non è abbastanza forte. A riprova di ciò mi sono reso conto che la parte che ho maggiormente apprezzato è stato lo stand Bic in cui erano esposti surf da onda. Il mio sport acquatico preferito per la sua semplicità ed il contatto vero con la natura. Ad essere sincero solo li ho provato vera emozione. I mega yacht hanno suscitato in me stupore. Curiosità. Ma nessun desiderio.
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venerdì 5 ottobre 2007
Jaco Pastorius e la maledizione del 9/11
Mi è capitato di assistere ad un concerto di Billy Cobham. Tecnicamente ineccepibile. Una vera macchina del ritmo. Piuttosto scarso per ciò che riguarda le emozioni. La batteria è uno strumento ritmico. Deve scandire il tempo. Non può essere protagonista. Anche il basso è uno strumento che per natura non può e non deve emergere. Il rischio noia è altissimo. Questa è una regola.
Ogni buona regola però ha un'eccezione. Qui l'eccezione, unica, è un ragazzo americano rapidamente bruciatosi in una breve vita di eccessi. Jaco. Con una minima cultura musicale non c'è bisogno di sapere il cognome. Dietro questo nome si cela il più grande bassista di tutti i tempi. L'unico che è stato in grado di stravolgere le regole. L'unico in grado di dare al basso elettrico il ruolo di strumento leader. Semplicemente inarrivabile.
Come si disse per Jimi Hendrix anche per Jaco Pastorius vale il detto "...la stella che brilla il doppio dura la metà!". La sua vita è stata troppo breve. Appena conquistato il successo sono iniziati i problemi psichici. Nel giro di pochissimi mesi la sua parabola ha raggiunto il vertice. Si è presentato a Joe Zawinul come il più grande bassista al mondo. Ha dimostrato di esserlo nonostante il vaffa iniziale ricevuto. Con il successo è iniziato il suo declino mentale che in breve lo ha portato ad essere escluso dal circuito. E dalla vita. Negli ultimi mesi della sua esistenza Jaco vive da senzatetto. Non ha un soldo. E' dipendente da alcol e droga. Abbandonato da tutti vive come un reietto. A soli 35 anni trova la morte ad attenderlo. In anticipo. In largo anticipo. E violenta.
La sua leggenda inizia nel 1976 a 25 anni, quando registra il suo capolavoro, Jaco Pastorius, album omonimo che lo proietta nella storia. Ascoltare Portrait of Tracy può rivelarsi disarmante. L'abilità con cui suona il basso fretless, l’intensità del suono e le emozioni che suscita la musica possono indurre ad appendere lo strumento al chiodo. Per sempre. Nessun essere umano può arrivare a tanto. Non è un problema di tecnica. E' un problema di feeling. Non lo si può imparare. Da qui inizia una serie di collaborazioni che lo porteranno a suonare e registrare con personaggi di primo piano. Weather Report, Pat Metheny, Joni Mitchell tra gli altri.
Con il crescere del successo si acutizza il suo squilibrio mentale. Favorito dall'(ab)uso di alcol e droga. Cammina costantemente sull'orlo del baratro. E precipita senza rialzarsi più. Il giorno 11 settembre è indissolubilmente legato al 2001 e all'attacco alle Twin Towers. Anche la musica ha il suo personalissimo 11 settembre. Quello del 1987. Jaco viene selvaggiamente aggredito dal buttafuori di un locale con cui ha una lite. Cade in coma e muore alcuni giorni dopo. Il 9/11 di vent'anni fa ha crudelmente privato il mondo del più grande e rivoluzionario basissta mai esistito. Jaco Pastorius. One & Only!
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venerdì 28 settembre 2007
Tottimotori: il libro fotografico
Dicono che il gioco sia fondamentale per la crescita di un bimbo. Tramite esso può fare esperienze importanti per il suo sviluppo. Anche per gli adulti il gioco e i giocattoli rivestono un ruolo essenziale. Ma con un grosso problema. Anzi due. Il primo è che da bambino i giochi ti vengono regalati. Dagli adulti. Una volta cresciuto invece devi provvedere da solo. Il secondo problema è che i giocattoli per adulti sono in genere costosi. Molto costosi.
I maschi da piccoli amano le automobiline, le moto e le barchette. Da grandi preferiscono le Porsche, i motoscafi e le moto rare e costose. Circoscrivendo il discorso alle moto si può facilmente verificare l'evidente preferenza per i modelli unici. Quelli che danno emozioni intense e aiutano a distinguersi dalle masse. Solo i più fortunati però riescono ad avere delle vere special costruite dai migliori artigiani del settore. Eredi dei mastri carrozzieri che negli anni '50 e '60 costruivano fuoriserie uniche per i loro clienti.
Una parte considerevole delle più impressionanti special pubblicate negli ultimi anni sulle riviste specializzate ha preso vita nella ex-mangiatoia di un casale nascosto nella campagna bolognese. L'artefice di queste opere d'arte è Roberto Totti. Nelle mie frequenti divagazioni onirico/lisergiche associo Totti ad un novello babbo natale in grado di plasmare il metallo a suo piacimento per dare gioia ai suoi adepti e sostanza ai loro più arditi e deliranti sogni.
Nel lungo corso della sua carriera ha creato un numero imprecisato di capolavori, solo in parte noti al grande pubblico. Esempi mirabili del suo talento sono opere come la Pregnant Duck, incredibile rivisitazione estrema di un obsoleto CBX 6 cilindri; la Vale Rossi Tribute, una Urban Motard su base Yamaha; l'ardita ricostruzione in chiave moderna della mitica Ducati Apollo; la splendida Stinger, in grado di dare luce alle asettiche moto marchiate CCM; la sacrilega meraviglia incarnata dalla Bonneville Hommage, motard estremo su base classica Triumph; per finire con la Slim Race 24, anni luce in anticipo su qualsiasi altra idea.
Roberto Totti e Tottimotori sono tutto questo. E molto altro. Classico, presente e futuro. Tecnica impareggiabile e semplice intuizione. Boriosa apparenza e razionale sostanza minimalista. Custom allo stato puro. Non tutti posso avere il privilegio di possedere una special by Tottimotori. Per motivi di tempo. Roberto lavora da solo. O per motivi di budget. Una sua special può costare parecchie decine di migliaia di euro. Tutti però possono avere un pezzo della storia di Roberto Totti.
A Natale uscirà la prima serie limitata del suo libro fotografico, Made in Italy. E' acquistabile solo on-line. Permette a chiunque di entrare in contatto con il favoloso mondo di Roberto Totti. Il libro ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera attraverso l'analisi fotografica delle sue moto più belle. Un'occasione unica per chi ancora non ha avuto il privilegio di vedere una sua opera dal vivo. Un vero crimine farselo scappare!!!
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giovedì 20 settembre 2007
27061980
- Ma come cavolo fai a non sentire il caldo? Non sei stanco? Stai correndo come un pazzo e non sudi nemmeno! -
Milano è una città strana; climaticamente parlando. D’inverno la temperatura può essere molto rigida e costantemente sogno l’arrivo dell’estate. Quando la bella stagione arriva la città si trasforma in un girone infernale. Solo allora mi rendo conto di come il caldo umido e appiccicoso mi faccia soffrire, forse, più delle fredde e nebbiose giornate invernali.
Anche se l’estate è iniziata da pochi giorni l’afa oggi è insopportabile e giocare a calcio forse non è la cosa più saggia da fare. Da un momento all’altro potrei svenire. Il caldo è opprimente. Il sole picchia forte e senza pietà sulla testa. Rincorrere il pallone sull’erba è un’impresa. Il sudore scende in mille rigagnoli sulla pelle e la mancanza di ossigeno comincia a essere preoccupante.
Lui, nonostante quel colorato copricapo di lana che racchiude una massa inverosimile di capelli, continua a muoversi come fosse una fresca giornata primaverile. Va bene, probabilmente proviene da qualche paese africano dove alta temperatura e umidità sono normali, però la sua forza è incredibile. Ha qualcosa di strano, di sovrumano. Fisicamente, almeno in apparenza, non sembra molto dotato. In realtà nessuno dei ragazzi che si sfida a calcio sull’erba del parco Sempione ha la sua classe, il suo carisma e la sua resistenza.
E’ forte. Davvero. Ha già segnato due gol fantastici e corre il doppio di tutti gli altri. Se lo guardi il suo volto mostra sempre il sorriso candido di un bambino: è sereno e si sta divertendo moltissimo. Beato lui.
L’amico napoletano che lo accompagna invece è un po’ diverso. Nel preciso istante in cui è arrivato si è seduto sul prato e non si è più rialzato. Si è acceso una sigaretta, ha imbracciato la chitarra e ha iniziato a suonare.
Che coppia: un africano con più capelli che muscoli e un musicista partenopeo. Il primo è un fenomeno con la palla tra i piedi, il secondo con la chitarra tra le mani. E con la voce. Le parole che canta, per via del mix di inglese e dialetto, sono un po’ difficili da capire, ma la musica…che musica! Dice che suona “…o’bbblues”, il blues, quello nato in America, nei campi di cotone, come lamento degli schiavi oppressi dai padroni.
Pino ama la chitarra; nemmeno un secondo ha pensato di mettersi a correre dietro alla palla. Dice di aver accompagnato il suo amico jamaicano (quindi non viene dall’Africa) a conoscere un po’ Milano. Lui, appena intuito che stava per iniziare una sfida a calcio, ha chiesto di unirsi per fare un paio di tiri e, almeno fino ad ora, anche due gol.
Nel frattempo non meno di quindici ragazze si sono avvicinate sedendosi intorno a Pino, attirate e stregate più dalla sua musica e dalle strane canzoni che dal suo aspetto da rockettaro tamarro un po’ trasandato.
- Gol!!! -
E fanno tre.
- Sei grande, sei troppo forte! -
Hanno ragione i suoi compagni di squadra. E’ troppo forte. Peccato io non sia riuscito a sceglierlo per primo.
- Ragazzi basta. Getto la spugna. Giochiamo da più di tre quarti d’ora. Il sole ci sta massacrando. Facciamo almeno 10 minuti di pausa. Il tempo di una sigaretta. -
- Ok. Pausa. Abbiamo tutti, o quasi, bisogno di riposarci. -
Pino si accende un’altra sigaretta. Passa l’accendino al suo amico che invece si accende una sigaretta di Ganja, come la chiama lui.
- Nesta fai attenzione, se ti sgamano sono casini veri. Ormai dobbiamo andare è un’ora che siamo al parco. San Siro e Milano ti stanno aspettando. Tra poco inizia il vero spettacolo! -
- Yeah man, no problem man -
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lunedì 17 settembre 2007
Un applauso x i geni!
Il mondo è pieno di "fenomeni". Di esperti che tutto sanno di tutti. Bravi a giudicare. Un po' meno forse a dimostrare le proprie capacità. Il proprio talento. Se non a parole. Da un po' di tempo Valentino Rossi non riusciva a vincere una gara. Il fluido magico del Dottore sembrava inesorabilmente terminato. Perlomeno questo dicevano molti "esperti". La maggioranza di loro.
Mi sono sempre rifiutato di credere alle parole dei "fenomeni". Men che meno potevo credere che il talento di Valentino fosse di colpo svanito. Poi c'è stato il gran polverone sollevato per le presunte irregolarità fiscali. Ma anche questo non bastava a motivare lo scarso rendimento di questa stagione. Ho persino sospettato che ci fosse una sorta di complotto. Un accordo segreto tra Yamaha e Ducati. Strada libera per la seconda in cambio di soldi. Molti soldi. Obiettivo: risollevare le asfittiche quotazioni in Borsa del titolo Ducati. Fantasia. Pura e semplice fantasia.
La realtà forse è più semplice. E banale. La Yamaha non ha azzeccato la moto. La Michelin non ha azzeccato molte gomme. Valentino non è stato sempre (messo) in grado di dare il 100%.
Ma ancora una volta mi è rimasto il sospetto che Valentino Rossi non avesse chiuso il suo ciclo. Sono stato ben ripagato. In Portogallo Valentino Rossi ha messo i puntini sulle i. Ha dimostrato come si guida da campione. Ha fatto una gara emozionante e splendida. Vale è tornato? Non lo so. I problemi non scompaiono in un week end. In ogni caso è tornato ad emozionare. Cosa che viene un po' difficile al fenomeno Stoner. Vince. Stravince. Ma non emoziona. Peccato. Ci saremmo potuti divertire per parecchi anni ancora.
In ogni caso un applauso va fatto. Anzi due. Uno, caloroso e sincero, a Valentino Rossi. L'altro a tutti i geni che da mesi danno Valentino per finito. Clap, clap, clap...
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macrohard
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giovedì 6 settembre 2007
Royal Enfield - mito e storia viaggiano su due ruote
Le moto moderne sono perfette. Forse troppo. Anno dopo anno i costruttori raggiungono traguardi fino a pochi anni fa impensabili. I giapponesi producono razzi a due ruote in grado di superare i 100 km/h in prima! Arrivando a sfiorare i 300 km/h in sesta. Le moto sono sempre più performanti e leggere. Un vero concentrato di tecnologia. Nei primi anni '70 le superbike si chiamavano Norton Commando e Triumph Bonneville. Moto essenziali. Con ciclistiche poco più che ridicole e freni pressoché inesistenti. Velocissime. Per i parametri di allora. Come uno scooter. Per i parametri attuali. Ma ricche di fascino.
Il tempo ha reso loro giustizia. Dopo oltre 30 anni pare ci sia un ritorno alle "moto d'epoca". Gioielli anni '70 ottimi anche ai giorni nostri. Da un lato case come Triumph e Kawasaki ripropongono la loro moderna (nessuna perdita d'olio e freni efficaci) [ri]lettura di questi classici. Dall'altro intrepidi motociclisti, forse un po' snob, si contendono i pochi esemplari "originali" ancora in circolazione. Tra i due estremi però esiste una terza via. Esattamente nel mezzo. E come spesso accade "in medio stat virtus".
E' folle a pensarci bene. Anacronistico. Paradossale. Ancora oggi è, per chiunque, possibile comprare una moto di 50 anni fa. Nuova. Da immatricolare. Meglio, chiunque oggi può comprare una moto che da 50 anni è uguale a se stessa. Ovviamente è una moto inglese. O quasi. E' una moto che in origine è stata progettata e costruita in Inghilterra. Ma, più o meno in contemporanea al [tra]crollo dell'industria motociclistica britannica, ha visto spostare le linee produttive in quel magico [sub]continente di nome India. Li la storia e la produzione di questa gloriosa moto sono proseguite fino ai giorni nostri.
Questa moto ha un nome: Royal Enfield Bullet. Paradossale. Come molte cose che vengono dall'India. Ma carico di fascino. Come tutto ciò che arriva dall'India. Bullet (proiettile) richiama alla mente la velocità. La potenza. In realtà questa moto non può gareggiare nemmeno con un piccolo scooter moderno. Il paradosso sta proprio in questo. In un'industria in cui la ricerca è completamente tesa verso la modernità e la velocità estrema, la Bullet fa del fatto di essere immutata da oltre 50 anni la sua forza. Salire su una Enfield significa fare un viaggio nel tempo. Si riscopre il gusto della moto. Del viaggio solitario. Dell'avventura. La bassa velocità permette di godersi il panorama. Di stare lontano dalle autostrade. Di viaggiare su strade secondarie o lungo la costa. Il viaggio diventa il fine. Non lo strumento per raggiungere la meta. Non tutti possono apprezzare il piacere derivante da una Royal Enfield. Piccole soddisfazioni. Poesia. Come partire senza orologio. Guidare lentamente, gustandosi un buon toscano tra le labbra. Viaggiare senza meta, a bassa velocità, con il vento che accarezza il volto. Solo chi ha passione può apprezzarla fino in fondo.
Un fantastico esempio di travolgente passione è quello del Capitano. Romantico Uomo di altri tempi. Per amore di queste due ruote angloindiane ha abbandonato un lavoro sicuro. Si è romanticamente gettato in un'avventura tanto illogica (dal punto di vista reddituale) quanto affascinante. Il Capitano ha creato Royal Mc Queen la prima concessionaria monomarca interamente dedicata alle Royal Enfield. E' a Bologna. Ovviamente. Terra di motori e di passione. E di passione il Capitano ne ha da vendere. Crede nelle sue idee e nei suoi sentimenti. Basta guardare il suo sito internet per rendersene conto.
Con nostalgia mi torna in mente un altro fantastico Uomo. Carlo Talamo. Il folle progetto del Capitano è simile a quello di Carlo e della sua Numero Uno. Vendere moto apparentemente obsolete che nessuno vuole. Talamo ha saputo risvegliare la passione (ma anche la moda) in moltissimi motociclisti. Ha creato un fenomeno di costume. Mi auguro che il Capitano possa fare altrettanto. Il primo passo è già stato compiuto. La prima special è già disponibile. Le altre arriveranno. Presto. Capitano, forse lungo la tua navigazione dovrai più volte affrontare tempeste e bonaccia. Per favore tieni duro. Ne abbiamo tutti un grande bisogno!
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macrohard
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