martedì 27 novembre 2007

Banksy - Arte o banalità?

E' divertente. In un mondo in cui tutti venderebbero il culo pur di apparire, qualcuno si cela dietro lo schermo dell'anonimato. Il tutto è reso ancora più divertente dal fatto che è ormai un personaggio pubblico. Più vorrebbe nascondersi e più diventa famoso!

Banksy. Questo è il nome. O meglio è il nome con cui è conosciuto. E' un artista. Se così si può definire chi dipinge (anche) sui muri delle città. Si sa poco di lui. Ciò che è certo è che le sue opere iniziano ad essere battute da Sotheby's. A cifre sempre più alte. Forse questo non basta per fare di lui un artista. Però la sua opera fa discutere. Non solo per la qualità del risultato. Che può essere apprezzata o meno. No. Ciò che davvero genera dibattito è il fatto che ancora non si capisce se Banksy sia un banale imbrattamuri o qualcosa di più.

In qualche modo mi ricorda Keith Haring. Haring ha iniziato a sfogare il suo bisogno di pittura nella metropolitana di NYC. Sui fogli neri che coprivano pubblicità "scadute" il pupillo di Warhol disegnava i suoi graffiti con spessi gessi bianchi. Chi attratto, da quegli schizzi, ha deciso di portarseli a casa oggi si ritrova con tesori di enorme valore.

Anche Banksy opera nell'habitat urbano. La sua tela è il muro. La sua arte è il graffito. Evoluto. Tramite lo stencil ha decorato i muri dei sobborghi di alcune squallide città inglesi. Ha lasciato poi il suo segno nelle città di mezzo mondo. Ciò che differenzia Banksy da un qualsiasi graffittaro è il messaggio dei suoi lavori. Mai banale. Sempre (molto) provocatorio. La provocazione è parte del suo stile. E' un ribelle. Un ribelle molto abile nel marketing di se stesso. Oltre a "donare" le sue opere alle città e alla popolazione ha creato una rete di "spaccio" per la sua arte. Uno spaccio molto redditizio. Ma questa non è una colpa.

Ancora una volta non so se Banksy possa essere definito artista. Credo di si. Si rivolge alla gente. Provoca e fa discutere. Ma fa anche sorridere, con le sue opere e le sue incursioni. Di sicuro stimola delle reazioni. E stimolare le persone (in qualunque modo e con qualsiasi mezzo) è uno dei principali compiti dell'arte e dell'artista.

mercoledì 7 novembre 2007

Scoop al Salone della moto di Milano

E' solo una voce. Non ci sono ancora le prove. Non vorrei si trattasse di una leggenda urbana. Pare che Tottimotori abbia preparato una special da esporre al Salone della moto di Milano su meccanica Triumph Bonneville 2007. Già questa sarebbe una grande notizia. E' facile, sfogliando riviste di specializzate, trovare qualche elaborazione di Totti. Non è facile invece riuscire a vedere dal vivo (e magari appoggiare le proprie chiappe) su una delle sculture dell'artista bolognese.

Una voce circola con una certa insistenza: pare che questa volta Roberto Totti non abbia fatto tutto da solo. Come sua abitudine. Ha collaborato con qualcuno. Un altro pezzo da 90 nel mondo delle custom. Un guru specializzato nella trasformazione delle moderne inglesine marchiate Triumph. Si proprio lui. Colui che ha fatto colpo sul boss dell'Ace Cafè di Londra con una delle sue special. Mr Martini. Deus ex machina di Numero Tre Verona.

Una collaborazione tra Totti e Martini. Un po' incredibile. Ma forse vero. Chi sa. In ogni leggenda esiste un fondo di verità. E in questo caso si parla di ben due leggende. Del vero ci deve essere per forza ma non so cosa!

Tornando alla moto misteriosa ho sentito dire che si tratta di un'interpretazione molto British della moderna Bonnie. La missione mi pare molto complicata. Cosa si può fare di nuovo che non sia stato già visto su altre interpretazioni. La mia mente va alle special di Carlo. Alle belle idee di Mecatwin o di VD Classic. Ai lavori del mitico Pettinari! Eppure pare che anche questa volta l'originalità non manchi.

Si parla di un serbatoio reinventato. Di un colore British Green. Di dettagli in tela Burberry. Più British di così! Chissà se è vero. Ci credo poco. Ma ci spero moltissimo. Sembra che la special sarà esposta allo stand di Racer / Freeway. Chissà che la leggenda celi davvero una verità. Io, nel dubbio, mi fionderò allo stand di Racer per fare il San Tommaso. Voglio, anzi devo, toccare con mano. Potrebbe essere solo un sogno.

venerdì 2 novembre 2007

Elvis Costello - My aim is true

A volte è singolare come decido l'acquisto di un disco! In genere mi baso sulle recensioni lette in giornali di fiducia. Ma non basta. E' importante anche l'impressione dell'ascolto di un brano alla radio. O la visione di un video in Tv. Altre volte cerco conferme in internet. Ma in certi casi il processo decisionale è piuttosto bizzarro. Decido grazie ad elementi che non possono fornire garanzia sulla bontà del prodotto.

E' il caso del mio ultimo acquisto. Un CD di Elvis Costello. My aim is true. E' un album del 1977. Il suo debutto. Meglio andare con ordine. Conosco poco la musica di Costello. Però conosco il suo nome. So che ha sposato Diana Krall. So che è piuttosto noto per la qualità dei suoi album. Stop. Il primo approccio con la sua musica l'ho avuto grazie ad un film. Già un film. Mi riferisco ad un capitolo della serie Austin Powers. In un breve cameo appaiono Burt Bacharach ed Elvis Costello che suonano un brano molto carino in una Swinging London popolata da improbabili fricchettoni. Tutto qui. Ciò che musicalmente conosco di Costello si limita a quei pochi secondi di film.

Indubbiamente la mia curiosità è stata solleticata. Nulla di più. Per anni non ho approfondito. Recentemente però mi sono innamorato di una chitarra. Una Fender Jazzmaster. Un modello studiato per il Jazz. E' rara. Ed incompresa. Ma cosa c'entra con Elvis Costello e la mia scelta? C'entra. Molto. Costello è infatti uno di quei pochi artisti d'elite (o forse snob) che suonano Jazzmaster.

Ho visto la foto di copertina: un dinoccolato Costello imbraccia una splendida Jazzmaster. Non ho potuto resistere. Ho immediatamente comprato la De Luxe Edition dell'album. Tralasciando ciò che è legato all'operazione commerciale della De Luxe Edition (Live + demo aggiuntivi) sorprende la versione originale. Ogni singolo brano è caratterizzato da notevole energia. Una certa ruvidezza nei suoni conferisce un sapore lo-fi da demo tape. In realtà tutto il disco gronda talento e voglia di emergere. Brani struggenti come Alison si affiancano ad altri decisamente più scatenati come Welcome to the Working Week, Miracle Man o la bellissima Waiting for the End of the World.

My aim is true è un ottimo debutto. E' rock'n'roll con venature e sapori punk, jazz e blues. E' il prodotto di un talento fresco, ancora incontaminato, forse poco raffinato, ma tanto tanto divertente. Suona nuovo. Ancora oggi. La cosa che mi meraviglia è che tutto sommato Elvis Costello sia rimasto un personaggio piuttosto di nicchia. Forse è una sua scelta. La cosa che mi fa sorridere è che (anche?) questa volta il mio folle metodo di selezione mi ha permesso di scoprire una perla rara.

giovedì 25 ottobre 2007

Shantaram - Una storia indiana

Ricordo con piacere le vacanze estive e la lontananza dall'aula. Una costante erano i compiti da svolgere. Rigorosamente nei 10 giorni precedenti la ripresa delle lezioni. Ricordo ancora l'obbligo della lettura. Due, tre o quattro libri a scelta da un elenco di classici. Normalmente il metro per selezionare cosa leggere era il numero di pagine componenti un libro. Allora affrontare un libro di 200 pagine pareva un'impresa ai limiti del possibile.

Con il passare degli anni per fortuna ho sviluppato un autentico interesse per la lettura. Ora la scelta dei libri è, ovviamente, dettata dall'argomento trattato dall'autore. Però, per una sorta di anomalo residuo ancestrale, sono ancora piuttosto timoroso nell'affrontare i testi più voluminosi. Per iniziare la lettura di un libro di oltre 300 pagine, ancora oggi, devo trovare importanti stimoli leggendo la quarta di copertina. In assenza preferisco rimandare l'impegno optando per qualcosa di più "leggero". Quanto meno in senso fisico.

Nonostante la mia bizzarra attitudine alla lettura e la naturale avversione per i tomi ipertrofici sono riuscito ad avventurarmi nella lettura di Shantaram, romanzo autobiografico di circa 1.200 pagine! L'aspetto e la mole del libro sono decisamente inquietanti. Ma basta leggere le poche righe di presentazione per capire che si tratta di qualcosa di prezioso. E' un romanzo. Ma è anche la storia (vera) dell'autore: Gregory David Roberts. E' ambientato prevalentemente in India. E questo probabilmente gli dona quel tocco di magia che pervade il racconto dalla prima all'ultima pagina.

Il libro narra una parte della vita di Greg ed inizia in India, a Bombay dove il protagonista giunge nell'estremo tentativo di ricostruirsi una vita. Attraverso una serie di esperienze, anche molto dure, Greg impara a riamare se stesso. E soprattutto gli altri. Trascinato dal susseguirsi degli eventi passa dall'essere turista/fuggiasco a medico di uno slum, attore in film di Bollywood, mafioso, falsario, criminale e difensore dei deboli. In questo straordinario processo evolutivo Gregory impara ad essere indiano. Impara a vivere e ad amare profondamente l'India e la sua gente. Ma forse più di tutto insegna al lettore ad apprezzare questo meraviglioso e contrastato paese.

Shantaram. La dimensione del libro può incutere timore. Ma la lettura è estremamente piacevole. E' sorprendente come si faccia fatica a staccarsi dal libro. Roberts è riuscito a trasmettere tramite la scrittura delle forti emozioni, che toccano in profondità. La passione è presente in ogni singola pagina. Non a caso Johnny Depp, uno dei più intelligenti attori di Hollywood, ha acquistato i diritti per produrne un film. Non a caso la regia è stata affidata ad un'indiana, Mira Nair. Nessun altro potrebbe raccontare la passione e la magia dell'India, della sua gente e l’avvincente storia di G.D. Roberts chiamato Shantaram dai suoi amici, uomo di pace.

mercoledì 24 ottobre 2007

Nedo Root

Potrebbero essere passati solo pochi mesi dalla prima volta che ho incontrato Sir Joe. In realtà sono passati 30 anni! Una vita intera. O quasi. Di casini insieme ne abbiamo combinati parecchi. E di avventure ne abbiamo vissute tante. Insieme. O da soli. Ritrovandoci sempre però. A cazzeggiare. Con una birra in mano. Una sigaretta tra le dita. E i pensieri a fluire liberamente fino a mattina rincorsi dalle parole e dalle discussioni.

L'ultima avventura l'abbiamo iniziata quasi contemporaneamente. Da soli però. Ognuno per la sua strada. Questa volta doveva necessariamente essere così. Ma ancora ci siamo ritrovati. Per raccontarcela. Per scambiarci le esperienze. Che sensazione e che sorpresa quando ho scoperto che camminavamo sullo stesso sentiero. Che gioia sapere di poter provare la stessa emozione quasi in contemporanea.

Nedo è arrivato. Maggie lo ha preceduto di poco. Una distanza tra loro che oggi sembra enorme tenderà a zero giorno dopo giorno. Eh si. La nostra avventura più importante ed impegnativa è iniziata. Nello stesso istante. E' un segno. In ogni caso un oceano di magnifiche emozioni ci aspetta. Godiamocelo. Ciao Nedo, benarrivato tra noi.

mercoledì 17 ottobre 2007

Genova: il salone nautico

Mi piace il mare. Parecchio. Mi piace la vita rilassata che si vive al mare. Adoro stare in spiaggia. Per poltrire. Per camminare. Per stare sdraiato in riva. Mi piacciono gli sport acquatici. Dallo snorkeling al surf. Fino alla navigazione in barca. A vela. O a motore. Per scoprire calette isolate, meravigliose opere naturali.

Nonostante questo amore non posso dire di avere una forte passione per le barche. Non ne capisco molto. Certo, subisco il fascino che emana un Riva Aquarama anni '60. Sono attratto dalla bellezza e dalla semplice eleganza delle sue forme scolpite nel legno. Non dall'idea di possederlo. E' inutile, a differenze delle moto, le barche non accendono in me nessuna fiamma. E' una questione di passione. Nient'altro. O c'è o non c'è.

Forse è questo il motivo per cui non sono mai andato a Genova per vedere il salone nautico. Nonostante le numerose occasioni che nel tempo mi si sono presentate. Quest'anno però, contrariamente alle abitudini, ho accettato l'invito di un amico. E devo ammettere che l'esperienza si è rivelata positiva. Forse parte del merito si deve alla splendida giornata di sole. Pur essendo metà ottobre si è dimostrata calda e piacevole come fosse primavera inoltrata. Sarà stata anche l'aria di mare. Il fascino di una Genova che pare risorta. Ringiovanita. Sarà per la vista del mare. Sarà tutto l'insieme ma la giornata, da subito, è iniziata in modo perfetto.

Il salone nautico altro non è che un'incredibile concentrazione di barche all'interno del porto cittadino. Ma che barche! Certo, si parte con piccoli gommoni e canoe gonfiabili da pochi EUR. Ma sono pochi i visitatori che si fermano negli stand minori. La parte divertente consiste nell'ammirare enormi yacht, difficili da avvistare persino nei porti più esclusivi. Barche da 20 piedi fino a oltre 160. Con prezzi folli. Almeno in parecchi casi. Anche le finiture più pregiate e gli arredi più lussuosi ed opulenti sembrano non sufficienti per giustificare prezzi che arrivano fino a 40 milioni di EUR. Partendo dai 100.000 EUR necessari per acquistare "piccoli" scafi da pesca. La nautica è un mondo a se stante. Con le sue regole. Ed i suoi prezzi.

Esiste anche la possibilità di visitare questi gioielli galleggianti. Almeno in teoria. Previo appuntamento è possibile salire a bordo di meravigliosi yacht da milioni di EUR. Forse. In realtà credo che un comune mortale incontri qualche difficoltà nel tentativo di ottenere un appuntamento. Ma io e i miei amici siamo stati fortunati. Abbiamo sapientemente sfruttato il naturale atteggiamento aristocratico e la boriosa postura snob dell'amico architetto. Noto anche come "Il Conte". Simulando genuino interesse e millantando false disponibilità finanziarie e fantomatiche conoscenze altolocate siamo riusciti a farci accompagnare a bordo di uno splendido yacht dei cantieri Giorgi. La barca esteriormente si rivela molto bella. Ma ancor più strepitosa risulta la disponibilità di spazio all'interno. Soprattutto se comparata ai volumi che si percepiscono dall'esterno. E' come se all'interno di una Fiat 500 trovassero comodamente posto 6 persone!

La gentile ed affascinante interior designer che ci ha illustrato i pregi del natante ha ricevuto i nostri sinceri complimenti per l'impeccabile lavoro svolto. Alla fine del tour è stato necessario dissimulare indifferenza quando ci è stato comunicato il prezzo della barca. Solo 600.000 EUR! Molto competitivo! Ci hanno detto. Probabilmente è vero. Certamente conferma il fatto che la nautica, almeno a certi livelli, non è proprio per tutti.

Nonostante l'esperienza divertente non credo tornerò al salone il prossimo anno. Forse fra tre o quattro anni. In me latita la vera passione. E la curiosità non è abbastanza forte. A riprova di ciò mi sono reso conto che la parte che ho maggiormente apprezzato è stato lo stand Bic in cui erano esposti surf da onda. Il mio sport acquatico preferito per la sua semplicità ed il contatto vero con la natura. Ad essere sincero solo li ho provato vera emozione. I mega yacht hanno suscitato in me stupore. Curiosità. Ma nessun desiderio.

venerdì 5 ottobre 2007

Jaco Pastorius e la maledizione del 9/11

Mi è capitato di assistere ad un concerto di Billy Cobham. Tecnicamente ineccepibile. Una vera macchina del ritmo. Piuttosto scarso per ciò che riguarda le emozioni. La batteria è uno strumento ritmico. Deve scandire il tempo. Non può essere protagonista. Anche il basso è uno strumento che per natura non può e non deve emergere. Il rischio noia è altissimo. Questa è una regola.

Ogni buona regola però ha un'eccezione. Qui l'eccezione, unica, è un ragazzo americano rapidamente bruciatosi in una breve vita di eccessi. Jaco. Con una minima cultura musicale non c'è bisogno di sapere il cognome. Dietro questo nome si cela il più grande bassista di tutti i tempi. L'unico che è stato in grado di stravolgere le regole. L'unico in grado di dare al basso elettrico il ruolo di strumento leader. Semplicemente inarrivabile.

Come si disse per Jimi Hendrix anche per Jaco Pastorius vale il detto "...la stella che brilla il doppio dura la metà!". La sua vita è stata troppo breve. Appena conquistato il successo sono iniziati i problemi psichici. Nel giro di pochissimi mesi la sua parabola ha raggiunto il vertice. Si è presentato a Joe Zawinul come il più grande bassista al mondo. Ha dimostrato di esserlo nonostante il vaffa iniziale ricevuto. Con il successo è iniziato il suo declino mentale che in breve lo ha portato ad essere escluso dal circuito. E dalla vita. Negli ultimi mesi della sua esistenza Jaco vive da senzatetto. Non ha un soldo. E' dipendente da alcol e droga. Abbandonato da tutti vive come un reietto. A soli 35 anni trova la morte ad attenderlo. In anticipo. In largo anticipo. E violenta.

La sua leggenda inizia nel 1976 a 25 anni, quando registra il suo capolavoro, Jaco Pastorius, album omonimo che lo proietta nella storia. Ascoltare Portrait of Tracy può rivelarsi disarmante. L'abilità con cui suona il basso fretless, l’intensità del suono e le emozioni che suscita la musica possono indurre ad appendere lo strumento al chiodo. Per sempre. Nessun essere umano può arrivare a tanto. Non è un problema di tecnica. E' un problema di feeling. Non lo si può imparare. Da qui inizia una serie di collaborazioni che lo porteranno a suonare e registrare con personaggi di primo piano. Weather Report, Pat Metheny, Joni Mitchell tra gli altri.

Con il crescere del successo si acutizza il suo squilibrio mentale. Favorito dall'(ab)uso di alcol e droga. Cammina costantemente sull'orlo del baratro. E precipita senza rialzarsi più. Il giorno 11 settembre è indissolubilmente legato al 2001 e all'attacco alle Twin Towers. Anche la musica ha il suo personalissimo 11 settembre. Quello del 1987. Jaco viene selvaggiamente aggredito dal buttafuori di un locale con cui ha una lite. Cade in coma e muore alcuni giorni dopo. Il 9/11 di vent'anni fa ha crudelmente privato il mondo del più grande e rivoluzionario basissta mai esistito. Jaco Pastorius. One & Only!

venerdì 28 settembre 2007

Tottimotori: il libro fotografico

Dicono che il gioco sia fondamentale per la crescita di un bimbo. Tramite esso può fare esperienze importanti per il suo sviluppo. Anche per gli adulti il gioco e i giocattoli rivestono un ruolo essenziale. Ma con un grosso problema. Anzi due. Il primo è che da bambino i giochi ti vengono regalati. Dagli adulti. Una volta cresciuto invece devi provvedere da solo. Il secondo problema è che i giocattoli per adulti sono in genere costosi. Molto costosi.

I maschi da piccoli amano le automobiline, le moto e le barchette. Da grandi preferiscono le Porsche, i motoscafi e le moto rare e costose. Circoscrivendo il discorso alle moto si può facilmente verificare l'evidente preferenza per i modelli unici. Quelli che danno emozioni intense e aiutano a distinguersi dalle masse. Solo i più fortunati però riescono ad avere delle vere special costruite dai migliori artigiani del settore. Eredi dei mastri carrozzieri che negli anni '50 e '60 costruivano fuoriserie uniche per i loro clienti.

Una parte considerevole delle più impressionanti special pubblicate negli ultimi anni sulle riviste specializzate ha preso vita nella ex-mangiatoia di un casale nascosto nella campagna bolognese. L'artefice di queste opere d'arte è Roberto Totti. Nelle mie frequenti divagazioni onirico/lisergiche associo Totti ad un novello babbo natale in grado di plasmare il metallo a suo piacimento per dare gioia ai suoi adepti e sostanza ai loro più arditi e deliranti sogni.

Nel lungo corso della sua carriera ha creato un numero imprecisato di capolavori, solo in parte noti al grande pubblico. Esempi mirabili del suo talento sono opere come la Pregnant Duck, incredibile rivisitazione estrema di un obsoleto CBX 6 cilindri; la Vale Rossi Tribute, una Urban Motard su base Yamaha; l'ardita ricostruzione in chiave moderna della mitica Ducati Apollo; la splendida Stinger, in grado di dare luce alle asettiche moto marchiate CCM; la sacrilega meraviglia incarnata dalla Bonneville Hommage, motard estremo su base classica Triumph; per finire con la Slim Race 24, anni luce in anticipo su qualsiasi altra idea.

Roberto Totti e Tottimotori sono tutto questo. E molto altro. Classico, presente e futuro. Tecnica impareggiabile e semplice intuizione. Boriosa apparenza e razionale sostanza minimalista. Custom allo stato puro. Non tutti posso avere il privilegio di possedere una special by Tottimotori. Per motivi di tempo. Roberto lavora da solo. O per motivi di budget. Una sua special può costare parecchie decine di migliaia di euro. Tutti però possono avere un pezzo della storia di Roberto Totti.

A Natale uscirà la prima serie limitata del suo libro fotografico, Made in Italy. E' acquistabile solo on-line. Permette a chiunque di entrare in contatto con il favoloso mondo di Roberto Totti. Il libro ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera attraverso l'analisi fotografica delle sue moto più belle. Un'occasione unica per chi ancora non ha avuto il privilegio di vedere una sua opera dal vivo. Un vero crimine farselo scappare!!!

giovedì 20 settembre 2007

27061980

- Ma come cavolo fai a non sentire il caldo? Non sei stanco? Stai correndo come un pazzo e non sudi nemmeno! -
Milano è una città strana; climaticamente parlando. D’inverno la temperatura può essere molto rigida e costantemente sogno l’arrivo dell’estate. Quando la bella stagione arriva la città si trasforma in un girone infernale. Solo allora mi rendo conto di come il caldo umido e appiccicoso mi faccia soffrire, forse, più delle fredde e nebbiose giornate invernali.
Anche se l’estate è iniziata da pochi giorni l’afa oggi è insopportabile e giocare a calcio forse non è la cosa più saggia da fare. Da un momento all’altro potrei svenire. Il caldo è opprimente. Il sole picchia forte e senza pietà sulla testa. Rincorrere il pallone sull’erba è un’impresa. Il sudore scende in mille rigagnoli sulla pelle e la mancanza di ossigeno comincia a essere preoccupante.
Lui, nonostante quel colorato copricapo di lana che racchiude una massa inverosimile di capelli, continua a muoversi come fosse una fresca giornata primaverile. Va bene, probabilmente proviene da qualche paese africano dove alta temperatura e umidità sono normali, però la sua forza è incredibile. Ha qualcosa di strano, di sovrumano. Fisicamente, almeno in apparenza, non sembra molto dotato. In realtà nessuno dei ragazzi che si sfida a calcio sull’erba del parco Sempione ha la sua classe, il suo carisma e la sua resistenza.
E’ forte. Davvero. Ha già segnato due gol fantastici e corre il doppio di tutti gli altri. Se lo guardi il suo volto mostra sempre il sorriso candido di un bambino: è sereno e si sta divertendo moltissimo. Beato lui.
L’amico napoletano che lo accompagna invece è un po’ diverso. Nel preciso istante in cui è arrivato si è seduto sul prato e non si è più rialzato. Si è acceso una sigaretta, ha imbracciato la chitarra e ha iniziato a suonare.
Che coppia: un africano con più capelli che muscoli e un musicista partenopeo. Il primo è un fenomeno con la palla tra i piedi, il secondo con la chitarra tra le mani. E con la voce. Le parole che canta, per via del mix di inglese e dialetto, sono un po’ difficili da capire, ma la musica…che musica! Dice che suona “…o’bbblues”, il blues, quello nato in America, nei campi di cotone, come lamento degli schiavi oppressi dai padroni.
Pino ama la chitarra; nemmeno un secondo ha pensato di mettersi a correre dietro alla palla. Dice di aver accompagnato il suo amico jamaicano (quindi non viene dall’Africa) a conoscere un po’ Milano. Lui, appena intuito che stava per iniziare una sfida a calcio, ha chiesto di unirsi per fare un paio di tiri e, almeno fino ad ora, anche due gol.
Nel frattempo non meno di quindici ragazze si sono avvicinate sedendosi intorno a Pino, attirate e stregate più dalla sua musica e dalle strane canzoni che dal suo aspetto da rockettaro tamarro un po’ trasandato.
- Gol!!! -
E fanno tre.
- Sei grande, sei troppo forte! -
Hanno ragione i suoi compagni di squadra. E’ troppo forte. Peccato io non sia riuscito a sceglierlo per primo.
- Ragazzi basta. Getto la spugna. Giochiamo da più di tre quarti d’ora. Il sole ci sta massacrando. Facciamo almeno 10 minuti di pausa. Il tempo di una sigaretta. -
- Ok. Pausa. Abbiamo tutti, o quasi, bisogno di riposarci. -
Pino si accende un’altra sigaretta. Passa l’accendino al suo amico che invece si accende una sigaretta di Ganja, come la chiama lui.
- Nesta fai attenzione, se ti sgamano sono casini veri. Ormai dobbiamo andare è un’ora che siamo al parco. San Siro e Milano ti stanno aspettando. Tra poco inizia il vero spettacolo! -
- Yeah man, no problem man -