
E' incredibile. Internet ormai è parte della nostra vita. Tramite la rete ormai si può fare di tutto. Non sempre però si capisce la portata di questo strumento. Davvero rivoluzionario. Molti sono gli usi utili di internet. Studio. Lavoro a distanza. Gioco. Intrattenimento. Ma anche servizi.
I viaggi ad esempio. Solo pochi anni fa organizzare un viaggio voleva dire obbligatoriamente appoggiarsi ad un qualche tipo di agenzia. Era praticamente impossibile prenotare un volo od un albergo in modo alternativo. Oggi grazie alla potenza della rete nulla sembra più facile. E scontato. Si scontato. Nel senso di ovvio. Ma anche di risparmio. Grazie ad internet sono nate e si sono evolute le compagnie aeree low cost. E se questo a messo in crisi alcune importanti compagnie poco importa. Ciò che davvero interessa è che indipendentemente da quale sia la mia destinazione posso trovare aerei ed alberghi comodamente seduto sul divano di casa.
La prova della grande efficienza di questo strumento l'ho avuta di recente. Per motivi di lavoro devo recarmi a Dubai ed in seguito in India. Ma non a Delhi o a Bombay. No. In un posto molto meno noto. A Hyderabad. Sud dell'India. Dopo aver sistemato la pratica voli mi sono concentrato, con poca fiducia, sulla ricerca dell'albergo. Surfando la rete ho trovato un sito parecchio interessante per chiunque debba prenotare un Hotel.
Mi è bastato inserire la keyword Hyderabad nel motore di ricerca ed in pochi secondi ho avuto una panoramica completa di tutti gli Hotel della città! Ho potuto vedere in anteprima prezzi, disponibilità e soprattutto informazioni dettagliate degli alberghi. Stupendo. In pochi minuti ho risolto il mio problema. E ad un prezzo davvero conveniente.
Incuriosito ho provato a fare nuove ricerche. Ho cercato le migliori offerte per un resort alle Bahamas. Ho trovato offerte fantastiche. Ho cercato un hotel per un week end a Londra. Anche in questo caso sono rimasto colpito dalla vasta scelta a disposizione.
Ok. Se cercavo una prova che internet non è solo sesso e musica l'ho trovata. Organizzare viaggi non è mai stato più semplice. Viva la rivoluzione. Almeno quella digitale!
martedì 22 gennaio 2008
Hotel Reservations
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macrohard
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giovedì 17 gennaio 2008
Padova Bike Expo 2008
Una volta il Motor Show di Bologna era considerato l'evento più importante dagli amanti dei motori. Anche la Fiera di Milano, dal quasi impronunziabile acronimo EICMA, ha da anni conquistato lo status di meta obbligatoria. Recentemente però una piccola manifestazione locale ha saputo imporsi all'attenzione del grande pubblico. Anno dopo anno il Bike Expo di Padova è cresciuto. Diventando uno dei più importanti appuntamenti per gli amanti di Specials.
In effetti ciò che differenzia il Bike Expo da tutti gli altri appuntamenti istituzionali è la quasi esclusiva presenza di esemplari unici. Andare a Padova richiede un certo grado di preparazione. Bisogna scordarsi le moto giapponesi, iperperformanti, plasticose e prodotte in serie con lo stampino. No. A Padova si va per vedere delle opere d'arte. Custom estreme. Bobber ignoranti. Elaborazioni impossibili pronte a sfidare le leggi della fisica. Al Bike Expo vale tutto. Purché sia rigorosamente fuori serie. E fuori di testa.
Padova a gennaio si trasforma nella capitale europea delle moto radicali. Commissionate da moderni mecenati amanti della meccanica. Oppure costruite in garage durante lunghe e gelide notti invernali da appassionati artigiani. Il risultato è comunque sempre lo stesso. Moto che trasudano personalità. Amore per la meccanica e l'estetica. Pezzi unici che gridano la loro rabbia contro le convenzioni e contro la normalizzazione. Moto quasi sempre fuori legge. Praticamente impossibili da immatricolare. Ma che solcano comunque le nostre strade. Moto da ribelli, da pazzi, da malati di mente. In una parola moto vere.
Girare tra gli stand del Bike Expo vuol dire sognare. Sognare ad occhi aperti. I migliori customizer europei si sfidano senza esclusione di colpi nei vari contest. Quest'anno il mitico Roberto Totti ha già fatto parziale disclosure su alcuni modelli che presenterà. Tanto per far capire che a Padova non esistono regole, e non esistono limiti alla fantasia, il buon Roberto porterà una Lambretta in stile Hawaiiano, un inedito motard supermaneggevole su base Honda ed un Bobber pazzesco su base Ducati. Narra la leggenda che durante le prove post assemblaggio Totti sia passato facendo rombare il Bobber estremo davanti ad una pattuglia della Polizia. Pare che gli agenti esterrefatti non abbiano nemmeno tentato di fermare il Maestro, convinti di aver solo sognato. Certe moto in effetti possono esistere solo nei sogni. Ma a Padova, almeno una volta all'anno, i sogni diventano realtà.
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lunedì 31 dicembre 2007
Pino Scotto

La prima volta che ho sentito parlare Pino Scotto è stato come ricevere un pugno in faccia. Ero alla festa di Rock Tv, per sentire Giuliano Palma e i Blue Beaters. Di Pino conoscevo solo il nome. Prima del suo live hanno proiettato un'assurda intervista in cui ha sintetizzato il suo pensiero. Ai più è parso ridicolo e paradossale. Ignorante e volgare. In seguito con la sua musica ha confermato la sensazione. Poi, per fortuna, sono arrivati i Blue Beaters. E Pino Scotto è sparito dalla mia mente e dai miei ricordi.
Da pochi mesi però Gianculino mi ha portato sulla cattiva strada. Ogni venerdì sera su Rock Tv Pino Scotto conduce un programma. Per un'ora vomita sul pubblico la sua volgare filosofia. Rispondendo alle domande o agli insulti (dipende) ricevuti via sms. Il tutto è intervallato da video (rock) più o meno storici. La trasmissione conferma ulteriormente l'impressione originaria.
Con il tempo però ho capito una cosa. Pino Scotto è vero. E non è poco. Cento volte l'ho sentito dire che ha lavorato per 34 anni in fabbrica facendo rock di notte. E' la verità e nessuno lo può contraddire. Ed ha ragione quando attacca il sistema dicendo che siamo un paese di rincoglioniti che sbavano per gli idioti dei reality. Non si può controbattere. Ed ha ragione anche quando attacca chi si conforma alla massa. No doubt.
Pino Scotto resta comunque volgare e a tratti ridicolo. La sua musica continua a non piacermi. Ma alla fine ho capito. Dice sempre le stesse tre o quattro cose. E' vero. Ma ho capito che ci crede. Sul serio. E lo ha dimostrato durante tutta la sua vita. E continua a farlo. Con i fatti. A quasi 60 anni. Per questo, per questa sua incredibile coerenza, merita comunque grande rispetto. Grande Pino Scotto.
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lunedì 17 dicembre 2007
Il nuovo album del Cifa
Gli artisti sono un po' particolari. Si sa. Raramente sono visti come persone "normali". Anche se a dire il vero io non ho ancora capito cosa voglia dire "normale". Comunque una cosa è certa, avere a che fare con artisti spesso vuol dire avere a che fare con persone un po' bizzarre. Credo sia in qualche modo legato alla loro sensibilità. Alla loro capacità di filtrare e riversare emozioni.
Questa sensibilità superiore però è quasi sempre legata a qualche mancanza. O meglio a qualche stranezza. Un chiarissimo esempio di questo concetto è rappresentato in carne ed ossa dal mio grande amico Gigi Cifarelli. Il Cifa è una persona incredibile. Un musicista straordinario. Un chitarrista che nulla ha da invidiare ai più grandi maestri americani. Anzi...Il Cifa ha sempre il sorriso sulle labbra. E anche quando non ha una chitarra in mano strappa sorrisi a tutti con la sua incontenibile gioia.
Ma essendo artista anche lui ha il suo, punto debole. La sua anomalia. Il suo problema è la gestione del tempo. Piuttosto critico per un chitarrista! No, in realtà il tempo Gigi lo tiene come pochi altri. Il problema è la gestione del suo tempo. Al di fuori della musica. Lui ci prova. In tutti i modi. Ma non riesce ad organizzarsi. Si maledice per questo. Ma proprio non ci riesce. Vorrebbe fare in due ore cose che ne richiederebbero almeno quattro. Alla fine è sempre di corsa (non solo in bici!). In ritardo. Alla perenne rincorsa degli eventi.
Questa cosa non è necessariamente negativa. Come quando suona per il suo pubblico. E continua a farlo per due ore oltre l'orario di chiusura. E' felice e rende felici i suoi ammiratori. Altre volte però la cosa è meno positiva. Ad esempio quando deve registrare un disco. E non si decide. Certo, perché sa che quando inizia non può più smettere. Ore infinite in studio a riversare su nastro la sua arte. E allora rimanda. Ma questo non piace ai suoi amici!
Gigi, siamo a fine anno. E' tempo di buoni propositi. Fanne uno per tutti noi. Prometti di metterti al lavoro. Il nuovo disco è pronto nella tua testa. Hai le idee molto chiare. Non farci aspettare ancora. Chiuditi in studio e registra. Spero che chiunque legga questo post ti mandi una mail per chiederti di non indugiare oltre! Forza Cif, il tempo passa e noi siamo sempre più impazienti!
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venerdì 14 dicembre 2007
Springsteen e la E-Street Band - Milano
Benché all’epoca fossi piuttosto giovane ricordo che il primo concerto di Springsteen a S.Siro è stato un evento storico. Ancora oggi chi ha partecipato allo show lo ricorda come eccezionale. Forse irripetibile. Già irripetibile. Ho visto dal vivo Sprigsteen in più occasioni. Dal 1999 ad oggi ho assistito alla sua evoluzione artistica. Ho avuto la fortuna di assistere ai suoi show in modo privilegiato. Dal backstage. Lato palco, a pochi metri da lui e dalla band.
L'idea di rivedere il Boss live a Milano mi ha stuzzicato. Ormai è sempre più vicino ai 60. E' ricco. Forse imborghesito. Probabilmente appagato. Oppure no? Forse è sempre il rockettaro di un tempo, capace di emanare ancora quella prorompente energia che ha reso mitici i suoi concerti? Non lo so. Il concerto è stato bello. Impeccabile. Forse troppo. Credo che l'atmosfera dei palazzetti non giovi del tutto alla carica di Springsteen. Per questo voglio rivederlo a Giugno, a S.Siro. Sicuramente sarà tutta un'altra storia.
Al di la dei momenti più commoventi, come il solo di Clarence su Born to run, ciò che mi ha maggiormente colpito sono alcune immagini del concerto. Questi flash probabilmente riescono a restituire molto meglio di tante parole ciò che il concerto è stato.
Ho visto ragazzi, e adulti, che pur di essere i primi ad entrare sono arrivati ai cancelli 3 giorni prima del concerto. Hanno risposto ad appelli ogni 2 ore (giorno e notte) pur di conquistare un braccialetto per il pit e la garanzia di assistere allo spettacolo dalla prima fila. Ho visto 10.000 persone esplodere all'unisono appena il Boss ha messo piede sul palco. Ho visto 20.000 braccia agitarsi al ritmo della musica. Ho sentito il canto del pubblico coprire la voce di Bruce sui pezzi storici. Ho visto un mito del giornalismo musicale, Paolo Zaccagnini. L'ho visto con la sua barba lunga, alla ZZ-Top. L'ho visto ballare per due ore. Agitando il suo bastone in aria. Con l'energia di un ragazzino. Ho visto Bruce lasciare l'arena. Sorridente. Felice. Ha salutato come fossimo tutti suoi amici da una vita. L'ho visto salire in macchina. L'ho sentito dire ci vediamo a giugno!
Già. Ci rivediamo a giugno Bruce. Finalmente a S.Siro. Potrai così assorbire l'energia di 80.000 persone. E riversarla decuplicata su tutti i tuoi fans.
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sabato 8 dicembre 2007
John Lennon & Dimebag Darrel
Ci sono coincidenze strane. Eventi legati ai numeri. Come ad esempio la maledizione dei 27 anni e della J. Quasi una leggenda. Girava alla fine degli anni '60. In realtà più che una leggenda una strana coincidenza. Si diceva che a causa della maledizione artisti famosi con la J nel proprio nome (o cognome) sarebbero morti a 27 anni. E' successo a Brian Jones. A Janis Joplin. A Jimi Hendrix. A Jim. Morrison ovviamente. A causa di questa leggenda Mick Jagger ha passato un periodo piuttosto teso. Ma alla fine ha compiuto i 28 anni.
Ma il caso ed i numeri si intrecciano spesso in modo bizzarro. 8 dicembre. Un giorno di festa. Legato anche ad una tragedia. Anzi due. Due atti di follia con impressionanti tratti in comune. Due omicidi, causati dalla schizofrenia di due persone.
Il primo è scritto nella storia. Non solo della musica. L'assassinio di John Lennon a New York. Sotto casa sua. Per mano di un folle. Un gesto che ha inesorabilmente privato il mondo di uno dei maggiori talenti artistici. John Lennon, il ribelle pacifista che ha rivoluzionato la musica ed il mondo.
Il secondo evento è forse meno clamoroso. Ma solo per la minore fama del protagonista. 8 dicembre. Ancora. Sempre negli USA. Ma non a NY. A Columbus. Ohio. Uno dei più indiavolati e dotati chitarristi della scena heavy metal, Dimebag Darrel, ha trovato la morte per mano di un folle fan (?) che non ha saputo darsi pace dopo lo scioglimento dei Pantera.
Due eventi così simili, nella tragedia, nelle modalità e nei numeri. Due eventi casualmente avvenuti nello stesso giorno che hanno privato la scena musicale di due grandi talenti. L’unica speranza è che non nasca la maledizione dell’8 dicembre.
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martedì 27 novembre 2007
Banksy - Arte o banalità?
E' divertente. In un mondo in cui tutti venderebbero il culo pur di apparire, qualcuno si cela dietro lo schermo dell'anonimato. Il tutto è reso ancora più divertente dal fatto che è ormai un personaggio pubblico. Più vorrebbe nascondersi e più diventa famoso!
Banksy. Questo è il nome. O meglio è il nome con cui è conosciuto. E' un artista. Se così si può definire chi dipinge (anche) sui muri delle città. Si sa poco di lui. Ciò che è certo è che le sue opere iniziano ad essere battute da Sotheby's. A cifre sempre più alte. Forse questo non basta per fare di lui un artista. Però la sua opera fa discutere. Non solo per la qualità del risultato. Che può essere apprezzata o meno. No. Ciò che davvero genera dibattito è il fatto che ancora non si capisce se Banksy sia un banale imbrattamuri o qualcosa di più.
In qualche modo mi ricorda Keith Haring. Haring ha iniziato a sfogare il suo bisogno di pittura nella metropolitana di NYC. Sui fogli neri che coprivano pubblicità "scadute" il pupillo di Warhol disegnava i suoi graffiti con spessi gessi bianchi. Chi attratto, da quegli schizzi, ha deciso di portarseli a casa oggi si ritrova con tesori di enorme valore.
Anche Banksy opera nell'habitat urbano. La sua tela è il muro. La sua arte è il graffito. Evoluto. Tramite lo stencil ha decorato i muri dei sobborghi di alcune squallide città inglesi. Ha lasciato poi il suo segno nelle città di mezzo mondo. Ciò che differenzia Banksy da un qualsiasi graffittaro è il messaggio dei suoi lavori. Mai banale. Sempre (molto) provocatorio. La provocazione è parte del suo stile. E' un ribelle. Un ribelle molto abile nel marketing di se stesso. Oltre a "donare" le sue opere alle città e alla popolazione ha creato una rete di "spaccio" per la sua arte. Uno spaccio molto redditizio. Ma questa non è una colpa.
Ancora una volta non so se Banksy possa essere definito artista. Credo di si. Si rivolge alla gente. Provoca e fa discutere. Ma fa anche sorridere, con le sue opere e le sue incursioni. Di sicuro stimola delle reazioni. E stimolare le persone (in qualunque modo e con qualsiasi mezzo) è uno dei principali compiti dell'arte e dell'artista.
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macrohard
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mercoledì 7 novembre 2007
Scoop al Salone della moto di Milano
E' solo una voce. Non ci sono ancora le prove. Non vorrei si trattasse di una leggenda urbana. Pare che Tottimotori abbia preparato una special da esporre al Salone della moto di Milano su meccanica Triumph Bonneville 2007. Già questa sarebbe una grande notizia. E' facile, sfogliando riviste di specializzate, trovare qualche elaborazione di Totti. Non è facile invece riuscire a vedere dal vivo (e magari appoggiare le proprie chiappe) su una delle sculture dell'artista bolognese.
Una voce circola con una certa insistenza: pare che questa volta Roberto Totti non abbia fatto tutto da solo. Come sua abitudine. Ha collaborato con qualcuno. Un altro pezzo da 90 nel mondo delle custom. Un guru specializzato nella trasformazione delle moderne inglesine marchiate Triumph. Si proprio lui. Colui che ha fatto colpo sul boss dell'Ace Cafè di Londra con una delle sue special. Mr Martini. Deus ex machina di Numero Tre Verona.
Una collaborazione tra Totti e Martini. Un po' incredibile. Ma forse vero. Chi sa. In ogni leggenda esiste un fondo di verità. E in questo caso si parla di ben due leggende. Del vero ci deve essere per forza ma non so cosa!
Tornando alla moto misteriosa ho sentito dire che si tratta di un'interpretazione molto British della moderna Bonnie. La missione mi pare molto complicata. Cosa si può fare di nuovo che non sia stato già visto su altre interpretazioni. La mia mente va alle special di Carlo. Alle belle idee di Mecatwin o di VD Classic. Ai lavori del mitico Pettinari! Eppure pare che anche questa volta l'originalità non manchi.
Si parla di un serbatoio reinventato. Di un colore British Green. Di dettagli in tela Burberry. Più British di così! Chissà se è vero. Ci credo poco. Ma ci spero moltissimo. Sembra che la special sarà esposta allo stand di Racer / Freeway. Chissà che la leggenda celi davvero una verità. Io, nel dubbio, mi fionderò allo stand di Racer per fare il San Tommaso. Voglio, anzi devo, toccare con mano. Potrebbe essere solo un sogno.
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macrohard
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venerdì 2 novembre 2007
Elvis Costello - My aim is true
A volte è singolare come decido l'acquisto di un disco! In genere mi baso sulle recensioni lette in giornali di fiducia. Ma non basta. E' importante anche l'impressione dell'ascolto di un brano alla radio. O la visione di un video in Tv. Altre volte cerco conferme in internet. Ma in certi casi il processo decisionale è piuttosto bizzarro. Decido grazie ad elementi che non possono fornire garanzia sulla bontà del prodotto.
E' il caso del mio ultimo acquisto. Un CD di Elvis Costello. My aim is true. E' un album del 1977. Il suo debutto. Meglio andare con ordine. Conosco poco la musica di Costello. Però conosco il suo nome. So che ha sposato Diana Krall. So che è piuttosto noto per la qualità dei suoi album. Stop. Il primo approccio con la sua musica l'ho avuto grazie ad un film. Già un film. Mi riferisco ad un capitolo della serie Austin Powers. In un breve cameo appaiono Burt Bacharach ed Elvis Costello che suonano un brano molto carino in una Swinging London popolata da improbabili fricchettoni. Tutto qui. Ciò che musicalmente conosco di Costello si limita a quei pochi secondi di film.
Indubbiamente la mia curiosità è stata solleticata. Nulla di più. Per anni non ho approfondito. Recentemente però mi sono innamorato di una chitarra. Una Fender Jazzmaster. Un modello studiato per il Jazz. E' rara. Ed incompresa. Ma cosa c'entra con Elvis Costello e la mia scelta? C'entra. Molto. Costello è infatti uno di quei pochi artisti d'elite (o forse snob) che suonano Jazzmaster.
Ho visto la foto di copertina: un dinoccolato Costello imbraccia una splendida Jazzmaster. Non ho potuto resistere. Ho immediatamente comprato la De Luxe Edition dell'album. Tralasciando ciò che è legato all'operazione commerciale della De Luxe Edition (Live + demo aggiuntivi) sorprende la versione originale. Ogni singolo brano è caratterizzato da notevole energia. Una certa ruvidezza nei suoni conferisce un sapore lo-fi da demo tape. In realtà tutto il disco gronda talento e voglia di emergere. Brani struggenti come Alison si affiancano ad altri decisamente più scatenati come Welcome to the Working Week, Miracle Man o la bellissima Waiting for the End of the World.
My aim is true è un ottimo debutto. E' rock'n'roll con venature e sapori punk, jazz e blues. E' il prodotto di un talento fresco, ancora incontaminato, forse poco raffinato, ma tanto tanto divertente. Suona nuovo. Ancora oggi. La cosa che mi meraviglia è che tutto sommato Elvis Costello sia rimasto un personaggio piuttosto di nicchia. Forse è una sua scelta. La cosa che mi fa sorridere è che (anche?) questa volta il mio folle metodo di selezione mi ha permesso di scoprire una perla rara.
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macrohard
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